Salvare l’acqua trasformando le mele in ciambelle

Una mela sprecata equivale a 70 litri di acqua sprecata, un dato assolutamente impressionante che ci obbliga a pensare agli sprechi idrici della nostra societĂ  e ripensare le tecniche agricole e idriche al fine di ridurre questo fenomeno.

Nella Giornata Mondiale dell’Acqua 2025, il panel condotto da Marta Tuninetti, ricercatrice e docente di Idrologia Applicata all’Agricoltura presso il Politecnico di Torino, Giorgia Bollati, giornalista specializzata in tematiche ambientali, e Arianna Petrotta, board member e volontaria di RECUP, analizza il problema dello spreco d’acqua dal campo alla tavola.

Ma perché spreco alimentare e spreco d’acqua sono collegati? La risposta va ricercata lungo tutta la filiera produttiva usando come indicatore l’impronta idrica, che ci permette di misurare il consumo d’acqua necessario per produrre un bene o un servizio.

La lotta allo spreco alimentare parte proprio dai mercati. Un esempio concreto arriva dall’associazione RECUP, nata nel 2016 con l’obiettivo di recuperare frutta e verdura scartate nei mercati rionali. Attiva tra Milano e Roma, coinvolge oggi 20 mercati e raccoglie ogni giorno circa 300 kg di prodotti, arrivando a oltre 6 tonnellate settimanali. Una parte significativa di spreco dovuta a motivi economici o alla mancanza di celle frigorifere. L’impatto di questa iniziativa è rilevante: al 2024, si stima un risparmio di 3,4 milioni di metri cubi d’acqua.

I dati nazionali confermano l’urgenza del problema: ogni settimana in Italia vengono sprecati 617 grammi di cibo a persona, soprattutto frutta, pane, verdure e insalata, spesso acquistati in quantità superiori al reale consumo. Contrastare questo fenomeno è uno degli obiettivi indicati nell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile.

L’acqua, risorsa essenziale, accompagna ogni scelta alimentare: la dieta media di un cittadino italiano richiede circa 3496 litri di acqua al giorno. Per produrre 1 kg di pasta servono 1000 litri, un consumo che non riguarda solo il nostro Paese: gran parte del grano utilizzato in Italia proviene dall’Europa orientale, e ridurre gli sprechi significa anche risparmiare acqua in quei territori.

Ogni alimento scartato rappresenta dunque uno spreco invisibile di risorse idriche, che resta nascosto agli occhi dei consumatori. Per questo i relatori hanno sottolineato come scelte consapevoli e consumi intelligenti possano fare la differenza, trasformandosi in un contributo concreto alla salvaguardia dell’acqua a livello globale.