Durante l’incontro Nella vita precedente ero… a Coltivato 2025 Debora Fino, professoressa ordinaria di Impianti chimici e direttrice del Dipartimento di Scienza applicata e Tecnologia del Politecnico di Torino, e Patrizia Perego, professoressa ordinaria di Impianti chimici e preside della Scuola Politecnica dell’Università degli Studi di Genova hanno condotto un dibattito attorno a una sfida cruciale: costruire una società in cui l’uomo svolga le proprie attività in modo sostenibile.
Per raggiungere obiettivi così grandi, hanno sottolineato le relatrici, contano le piccole azioni quotidiane, capaci di generare cambiamenti significativi soprattutto in ambiti complessi come la riduzione degli sprechi e degli impatti ambientali.
Attraverso esempi concreti, Debora Fino e Patrizia Perego hanno mostrato come gli scarti possano diventare risorse preziose. Grazie al progresso scientifico e tecnologico, oggi è possibile recuperare energia anche da materiali che un tempo erano considerati rifiuti, trasformandoli in veri e propri “bocconi energetici”. La conoscenza accurata del rifiuto è il punto di partenza per valorizzarlo: non avrebbe senso, ad esempio, produrre un biocarburante sprecando più energia di quella che se ne ricava.
Tra le innovazioni illustrate, le tecniche di nanoemulsione e microincapsulazione per estrarre composti bioattivi da residui vegetali, con applicazioni nel settore alimentare e nel packaging sostenibile. O ancora, l’uso della digestione anaerobica per trasformare residui ricchi di acqua in biogas – costituito in gran parte da metano – e in digestato, riutilizzabile come fertilizzante o ulteriormente trasformabile tramite pirolisi.
Le due studiose hanno ricordato che l’efficienza di questi processi dipende anche dalla qualità del rifiuto, che può essere compromessa da contaminazioni di plastiche o metalli. Nonostante queste sfide, l’economia circolare è già realtà : esistono imprese che estraggono antiossidanti dalla sansa di olive o dalle mele di scarto, e che producono biogas, una risorsa economica strategica, o biochar, definito “oro nero” per la sua capacità di arricchire i suoli e favorire i microrganismi benefici.
La lezione emersa dall’incontro è chiara: la ricerca e l’innovazione tecnologica ci mostrano che non esistono veri scarti, ma solo risorse in attesa di essere valorizzate.