“Tradizione e innovazione non sono in conflitto. Per salvare la prima, dobbiamo abbracciare la seconda.” Con questa visione chiara e concreta, l’agronoma e imprenditrice Deborah Piovan ha raccontato il ruolo fondamentale che le donne stanno giocando nel rinnovare l’agricoltura, spesso in silenzio, spesso controcorrente, ma sempre con determinazione.
La narrazione si è aperta con una storia del passato: Ines, 82 anni, figlia di mezzadri nel basso Veneto, cresciuta tra campi e sacrifici. “Il mangiare era la cosa più importante”, racconta. La sua voce, che non ha mai conosciuto la parola “diritto”, parla di un mondo in cui i maschi mangiavano prima delle femmine, ma in cui il lavoro nei campi era condiviso e durissimo per tutti. Ancora oggi, Ines lavora la terra.
A questa figura quasi epica del passato si affianca la figura di Martina, giovane imprenditrice con esperienze nel marketing e all’estero, tornata in Italia per gestire l’azienda agricola di famiglia. Il suo approccio è profondamente contemporaneo: ha adottato i principi dell’agricoltura rigenerativa, lavorando per proteggere e mantenere vivo il suolo, senza arature e mantenendo il terreno costantemente coperto con cover crops. Un cambiamento non semplice da introdurre, ma necessario per rendere la produzione più sostenibile nel lungo periodo. Martina crede nel valore delle reti tra giovani agricoltori e nella parità di genere: “Il genere non esiste nei mestieri. Tutti devono poter fare tutto.”
Tra Ines e Martina, Deborah Piovan ha citato anche Anita, giovane ricercatrice friulana impegnata nel miglioramento genetico del pioppo per aumentarne la produzione di biomassa, una risorsa fondamentale per i bio-carburanti e le energie rinnovabili. Anita fa parte del collettivo Terra Libera e dei cosiddetti “figli costituenti”, giovani che affrontano la complessità senza cercare scorciatoie, e che credono nella scienza come strumento per affrontare problemi reali. “Ci emozioniamo davanti alla complessità ”, dice Anita.
Piovan ha poi aperto una riflessione sulle TEA – Tecniche di Evoluzione Assistita, strumento di innovazione genetica premiato con il Nobel per la Chimica a Emmanuelle Charpentier e Jennifer Doudna. Ha ricordato come l’equilibrio di genere sia ancora lontano, specie in Italia, ma anche come – una volta raggiunto un certo livello di parità – non si torni più indietro.
Infine, ha parlato di intensificazione sostenibile, l’unica via percorribile in un mondo dove la popolazione cresce e le terre coltivabili si riducono. La produzione di cibo deve aumentare, ma riducendo sprechi e impatti. La FAO stima che fino al 40% dei prodotti si perda direttamente in campo, un dato che interroga profondamente sull’efficienza del sistema.
Per Piovan, è fondamentale riavvicinare i cittadini ai sistemi di produzione alimentare, superando la retorica che dipinge l’agricoltura come “cattiva” e la grande distribuzione come “buona”. Ha espresso preoccupazione per una tendenza europea che rischia di trasformare l’agricoltura in un esercizio di estetica, anziché di produttività , dimenticando che dietro ogni importazione ci sono altri territori, spesso sfruttati.
A conclusione, ha espresso grande apprezzamento per i Gruppi di Acquisto Solidale (GAS), strumenti che accorciano le filiere, migliorano il rapporto tra produttore e consumatore, e aiutano a ricostruire un legame autentico con la terra.