Alimentazione e sostenibilità nell’intervista a Laura Gasco

Il 7 giugno si celebra la Giornata mondiale della sicurezza alimentare, una ricorrenza voluta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e dalla FAO – Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura. L’obiettivo è attirare l’attenzione sull’importanza che la sicurezza sanitaria degli alimenti riveste per la tutela della salute pubblica e ispirare azioni per aiutare a prevenire, individuare e gestire i rischi di origine alimentare, contribuendo alla sicurezza alimentare, alla salute umana, alla prosperità economica, all’agricoltura, all’accesso al mercato e allo sviluppo sostenibile. Per scoprire di più sulla storia dell’alimentazione e sulle più recenti innovazioni del settore, di seguito l’intervista a Laura Gasco, professore ordinario del Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari all’Università degli Studi di Torino, realizzata in esclusiva per il sito di Coltivato dal giornalista Luca Fiocchetti.

Lei alleva insetti che si nutrono di scarti organici, gli insetti diventano cibo per gli animali da allevamento, gli scarti della produzione del nostro cibo alimenta gli insetti e si ricomincia. Un esempio lampante di circolarità, ma è sostenibile anche economicamente?

Gli scarti di produzione alimentare, se non utilizzati, devono essere smaltiti diventando un costo sia per il produttore che per l’ambiente. Ma quegli scarti contengono dei nutrienti che gli insetti trasformano in proteine e da costo diventano risorsa. Noi abbiamo una forte dipendenza di proteine dall’estero: la farina di estrazione di soia che adoperiamo nei nostri mangimi per il 70% viene importata. Quella della produzione di farine di insetti per alimentazione animale è una filiera nuova e le spese di produzione non sono state ancora ottimizzate, quando diventerà un’industria su larga scala sarà anche sostenibile economicamente. Un esempio da prendere in considerazione è quello della olandese Protix che si è insediata in un hub di aziende alimentari e ha un accesso diretto agli scarti di lavorazione rendendo il processo ancora più sostenibile. Ma la sostenibilità non è generata solo dalla circolarità in sé, ma anche dal fatto che sviluppando un’importante industria europea potremmo ridurre drasticamente le importazioni di farine per uso zootecnico. 

Lei spesso ricorda come gli insetti fossero una parte fondamentale dell’alimentazione dei nostri antenati per il loro contenuto proteico. Nel corso dei secoli, almeno in Europa, mangiare insetti è diventato un tabù. Dopo tanti anni di dibattiti e polemiche c’è ancora questa chiusura o nota una mentalità più aperta?

Era più facile prendere insetti che correre dietro a una gazzella… Sì, un’apertura la vedo, adesso se ne parla, si trovano prodotti e credo che la gente sia incuriosita. L’impatto è esclusivamente psicologico perché come texture e gusto le proteine da insetti sono identiche a tutte le altre proteine e noto che le persone con una mentalità più aperta superano il blocco e provano questi prodotti.  Credo che in futuro li troveremo anche nei supermercati, e a quel punto sarà il consumatore a scegliere se comprarli. Quindi sarà, come sempre, il mercato a stabilire se c’è una domanda per questi prodotti oppure no. Ma non capisco la polemica che è nata: sembra che chi fa ricerca in questo campo voglia sostituire i nostri prodotti tradizionali, dei quali andiamo giustamente fieri, con gli insetti. Voglio rassicurare che questo non succederà mai. 

L’appuntamento con la seconda edizione di Coltivato si avvicina, qual è il contributo che questo Festival può dare al complesso settore agricolo e quindi alla nostra alimentazione?

L’agricoltura tocca tutto e tutti e in questo Festival si mostra chiaramente questa fusione e interconnessione tra la coltivazione e i mille altri settori economici, industriali e sociali. Ãˆ una manifestazione aperta al grande pubblico nella quale sono trattate tematiche di grande attualità che riguardano il mondo dell’alimentazione. Argomenti di cui tutti parlano, magari solo per aver letto un post sui social senza però saperne granché. Coltivato dà l’opportunità a chi partecipa di capire dei temi importanti perché a spiegarli, su base scientifica, sono esperti del settore.